Sacra rappresentazione

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Pin on PinterestPrint this page

Cenni storici sulle origini delle Sacre Rappresentazioni

Sacra rappresentazioneLsacra rappresentazione è un genere teatrale di argomento religioso. In Italia si sviluppò a partire dal XV secolo in Toscana. si tratta della narrazione di un fatto religioso compiuta in maniera più articolata rispetto alla semplice lettura o declamazione di un testo.

La parola “rappresentazione” deriva dalla filosofia classica, tale termine indicava l’atto con cui la coscienza riproduce qualcosa di esterno ad essa (avvenimento, persona od oggetto) o rende evidente qualche cosa di interno (un sentimento uno stato d’animo o un prodotto della fantasia), esemplificandone i significati simbolici e traducendone le azioni in immagini descrittive.

Fin dagli albori della civiltà l’uomo sentì l’esigenza di rappresentare, mediante il linguaggio gestuale e la danza, i propri sentimenti religiosi. Riti propiziatori con movimenti; scene di caccia e, più in generale, narrazioni di eventi prodigiosi si possono in qualche maniera far rientrare in quel complesso concetto che viene comunemente sintetizzato con la dicitura rappresentazione sacra.

Con riferimento alla cultura occidentale, si può iniziare a parlare di sacra rappresentazione quando durante la lettura di un testo religioso, compaiono due o più lettori dialoganti o con ruolo di narratore (come nella lettura della “Passione di Gesù Cristo” per la religione cattolica). Le caratteristiche che la distinguono da una normale lettura sono l’intento didascalico e il desiderio di immedesimazione nell’evento.

Per la religione cristiana la prima rappresentazione sacra, che prevedeva l’intervento di esseri umani “figuranti”, fu il presepe vivente che San Francesco d’Assisi “organizzò” nel 1223 a Greccio. Tale tradizione sopravvive tutt’oggi e molti sono gli esempi di presepi viventi in tutto il mondo.

Non si può parlare di rappresentazione sacra senza passare attraverso la descrizione della lauda drammatica. Tale rappresentazione racchiudeva in sé già tutte le caratteristiche di uno spettacolo teatrale con attori, costumi e musiche. La lauda trae le sue origini dalla ballata profana e, come la ballata, è composta da “stanze” per lo più affidate ad un solista o ad un gruppo da intendersi anche come coro. Il precursore della forma dialogica che porterà alla nascita della lauda drammatica fu senza dubbio Jacopone da Todi (1230-1306). La sua lauda più celebre fu la “Donna de paradiso” (o “Pianto di Maria”), scritta in versi settenari e in cui, oltre alla Madonna, compaiono numerosi personaggi come: Gesù, il popolo, il nunzio fedele (facilmente identificabile in san Giovanni apostolo).

La lauda drammatica nacque e si sviluppò in un momento molto delicato per la chiesa, si parla infatti di un periodo in cui protagonista ideologico era il sogno di un rinnovamento inteso come ristrutturazione di un’istituzione ecclesiastica basata sulla spiritualità e sulla povertà. Vi fu un forte richiamo della pietas popolare intesa proprio come espressione religiosa di un popolo che amava sentirsi vicino a Cristo proprio partecipando sia attivamente che passivamente alle rappresentazioni esplicanti particolari momenti della sua vita.

A rappresentare le laude nacquero quindi le cosiddette “fraternite” (poi “confraternite”) composte spesso da chierici, ma anche da laici. Dalle fraternite si svilupparono poi successivamente i laudesi, i battuti, i disciplinati ecc.

Infine si rammenda che i fedeli della provincia di Trapani conoscono detta rappresentazione col nome di “Processione del Giovedì Santo” ovvero “Processione dei Misteri Viventi” di Marsala.